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13/02/2014 08:51:15 Voto:

Saudades per la fantastica missione di Nangololo!... il paradiso (s)perduto!
Saudades, muitas saudades!!! Meu Deus!!! Saudades da missao... saudades de si... mesmo saudades!!!
Cosa ti posso incominciare a dire...
Bene, prima di tutto sia benedetto Iddio, purchè ci abbiamo conosciuto in questa meravigliosa e paradisiaca missione! poi, mi trovo ancora in Colombia, a Bogotá, nella capitale. Quando vieni a farmi la visita? Kalibu wako!!, e sì, hanno chiuso la gloriosa/magica missione di Nangololo....... dietro l'ultimo baobab a sinistra!!! hanno avuto dei motivi per farlo: piú di 90 anni là,... la chiesa locale "a posto" e mancanza di personale da parte nostra per seguire...
Missione compiuta! Servi inutili! abbiamo finito la nostra missione!!
Devo molto a questa missione: tutto il mio essere, la mia vita in Cristo, il mio modo di vedere la vita in tutta la sua complessità... infine... E' vero che sono rimasta poco tempo però abastanza per capire cosa vuol dire il purgatorio, il cielo e l'inferno.... gli amici e gli enimici... la solitudine, il deserto, la esperanza, la gioia... la danza, la musica, la gente di tutti colori... il pianto... il verde, la natura...Tutto e tante cose in poco tempo... Di tutto ciò mi rimane tanto, pero tanto ringraziamento, incominciando per te: il avere avuto l'opportunità di averti conosciuto, così... velocemente e di averti anche potuto accogliere, nelle stesse instalazioni, come il fondatore della "Radio Sao Francisco de Assis" e anche di avere potuto essere stata in grado di trasmettere la tua visita così aspettata da tutti.... vanu uti vamakonde...
Tunkulombolele Nnungu!
Irma Glòria
Irma Glòria  IP:82.59.222.172 http://

11/02/2014 20:19:40 Voto:
Antes meus cumprimentos e votos de bom trabalho.
Como tem passado de saude? E os trabalhos como vao? Aqui estamos de saude!
No sabado passado as irmas da consolata fizeram a entrega a casa de Nangololo as irmas diocesanas de Pemba, domingo passado foi a missa da dispedida delas.
Em suma as Irmas de Consolata ja deixaram a missao de Nangololo
agora nas maos das diocesanas.
Algo que deixou os crentes triste. Chegando a ponto de dizer: primeiro
foram os capuchinhos agora as irmas. O que seremos?
Essa pergunta ficou no ar.
Cumprimentos.
E muito obrigado por tudo.
Colombo!
Colombo!  IP:82.59.222.172 http://

11/02/2014 18:01:56 Voto:
Giornata del malato. Ognuno di noi dovrebbe dedicare anche solo 10 minuti al giorno a chi soffre. C'e tanta ipocrisia intorno al dolore. Chi soffre ha bisogno di compagnia, di essere consolato, di credere nella vita eterna, di sentire amore, di ricevere speranza...cosi' tutto ha davvero senso. Signore, tu che ci hai insegnato l'amore, spogliaci dello stolto egoismo
Chiara  IP:2.237.27.34 http://

11/02/2014 08:10:30 Voto:
Beato chi ama e non desidera in cambio di essere amato. Beato chi teme e non desidera in cambio di essere temuto. Beato chi serve e non desidera in cambio di essere servito.
Beato Egidio di Assisi  IP:93.43.124.182 http://

05/02/2014 09:44:53 Voto:
Francesco ha messo davvero ”tutto il mondo in stato di fraternità.Chiama fratelli non solo i suoi frati e i compagni di fede, ma anche i lebbrosi, i briganti, i saraceni, cioè credenti e non credenti, buoni e ***tivi, soprattutto i poveri. Novità, questa, assoluta, estende il concetto di fratello e sorella anche alle creature inanimate: il sole, la luna, la terra, l’acqua e perfino la morte
carmela  IP:93.43.115.218 http://

04/02/2014 15:36:19 Voto:
Il Papa: anche Dio piange, ha il cuore di un padre che non rinnega mai i suoi figli Anche Dio piange: il suo pianto è come quello di un padre che ama i figli e non li rinnega mai anche se sono ribelli, ma sempre li aspetta. E' quanto ha affermato Papa Francesco durante la Messa presieduta stamani a Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti: Le letture del giorno presentano la figura di due padri: il re Davide, che piange la morte del figlio ribelle Assalonne, e Giàiro, capo della Sinagoga, che prega Gesù di guarire la figlia. Il Papa spiega il pianto di Davide alla notizia dell’uccisione del figlio, nonostante questi combattesse contro di lui per conquistare il regno. L’esercito di Davide ha vinto, ma a lui non interessava la vittoria, “aspettava il figlio! Gli interessava soltanto il figlio! Era re, era capo del Paese, ma era padre! E così quando è arrivata la notizia della fine di suo figlio, fu scosso da un tremito: salì al piano di sopra … e pianse”: “Diceva andandosene: ‘Figlio mio, Assalonne. Figlio mio! Figlio mio, Assalonne! Fossi morto io invece di te! Assalonne, Figlio mio! Figlio mio!’. Questo è il cuore di un padre, che non rinnega mai suo figlio. ‘E’ un brigante. E’ un nemico. Ma è mio figlio!’. E non rinnega la paternità: pianse… Due volte Davide pianse per un figlio: questa e l’altra quando stava per morire il figlio dell’adulterio. Anche quella volta ha fatto digiuno, penitenza per salvare la vita del figlio. Era padre!”. L’altro padre è il capo della Sinagoga, “una persona importante – afferma il Papa - ma davanti alla malattia della figlia non ha vergogna di gettarsi ai piedi di Gesù: ‘La mia figlioletta sta morendo, vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva!’. Non ha vergogna”, non pensa a quello che potranno dire gli altri, perché è padre. Davide e Giàiro sono due padri: “Per loro ciò che è più importante è il figlio, la figlia! Non c’è un’altra cosa. L’unica cosa importante! Ci fa pensare alla prima cosa che noi diciamo a Dio, nel Credo: ‘Credo in Dio Padre…’. Ci fa pensare alla paternità di Dio. Ma Dio è così. Dio è così con noi! ‘Ma, Padre, Dio non piange!’. Ma come no! Ricordiamo Gesù, quando ha pianto guardando Gerusalemme. ‘Gerusalemme, Gerusalemme! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali’. Dio piange! Gesù ha pianto per noi! E quel pianto di Gesù è proprio la figura del pianto del Padre, che ci vuole tutti con sé”. “Nei momenti difficili” - sottolinea Papa Francesco – “il Padre risponde. Ricordiamo Isacco, quando va con Abramo a fare il sacrificio: Isacco non era sciocco, se ne era accorto che portavano il legno, il fuoco, ma non la pecorella per il sacrificio. Aveva angoscia nel cuore! E cosa dice? ‘Padre!’. E subito: ‘Eccomi figlio!’. Il Padre rispose”. Così, Gesù, nell’Orto degli Ulivi, dice “con quell’angoscia nel cuore: ‘Padre, se è possibile, allontana da me questo calice!’. E gli angeli sono venuti a dargli forza. Così è il nostro Dio: è Padre! E’ un Padre così!”. Un Padre come quello che aspetta il figlio prodigo che è andato via “con tutti i soldi, con tutta l’eredità. Ma il padre lo aspettava” tutti i giorni e “lo ha visto da lontano”. “Quello è il nostro Dio!" - ha osservato il Papa - e "la nostra paternità" - quella dei padri di famiglia come la paternità spirituale di vescovi e sacerdoti - "deve essere come questa. Il Padre ha come un’unzione che viene dal figlio: non può capire se stesso senza il figlio! E per questo ha bisogno del figlio: lo aspetta, lo ama, lo cerca, lo perdona, lo vuole vicino a sé, tanto vicino come la gallina vuole i suoi pulcini”: “Andiamo oggi a casa con queste due icone: Davide che piange e l’altro, capo della Sinagoga, che si getta davanti a Gesù, senza paura di diventare una vergogna e far ridere gli altri. In gioco erano i loro figli: il figlio e la figlia. E con queste due icone diciamo: ‘Credo in Dio Padre…’. E chiediamo allo Spirito Santo - perché soltanto è Lui, lo Spirito Santo – che ci insegni a dire ‘Abbà, Padre!’. E’ una grazia! Poter dire a Dio ‘Padre!’ col cuore è una grazia dello Spirito Santo. Chiederla a Lui!”.
papa francesco  IP:2.237.72.192 http://

03/02/2014 17:32:44 Voto:
La nascita del Francescanesimo si inserisce in un momento storico della Xsa parecchio compromettente nei riguardi dei suoi fedeli e del popolo tutto, e irriverente nei riguardi del Suo Fondatore: Gesù Xsto.
Guardando in avanti, guardando con gli occhi di oggi, guardando dall'occhio magico anche della tecnologia comuni***iva, il francescano deve avere il coraggio di dire:
"Ascoltare la voce del Vangelo nel modo che ha intuito Papa Francesco, per Grazia dello Spirito Santo che muove all'interno della sua mente e del suo cuore il filo rosso dell'intera nostra vita Xstiana, significa stare attenti a non ricadere negli errori del passato, significa gustare l'Amore di Dio attraverso il Verbo Incarnato per poi saperlo indirizzare in concordia con la libertà umana e la Volontà del Creatore. Significa leccarsi le labbra al nome di Gesù, come faceva S. Francesco che aveva capito quanto questo cibo possa nutrire e appagare non solo il cuore ma tutta l'esistenza dell'uomo.
Porre fine ad uno scandalo dietro l'altro e saper rinunciare ad una comodità o abbandonare l'ipocrisia può essere segno coraggioso ma soprattutto riconoscenza a Xsto, alla sua morte e risurrezione, ed al suo mediatore umano Francesco d'Assisi...l'Alter Xsto.
E'un filo rosso quello che conduce l'Umanità tutta intera al compimento del Progetto di Dio. Successori di Pietro e Tradizione di credenti che ancora camminano...che ancora sono chiamati a ripulire le offuscanti scorie poste dagli uomini".

Io ci credo ancora!


Xsa e Francescanesimo  IP:79.18.73.111 http://

03/02/2014 11:50:37 Voto:
Buona settimana a tutti. I'amore del signore ci dia pace e riscaldi nostri cuori. Nulla ci separi da Lui
Grata  IP:2.237.27.34 http://

29/01/2014 10:15:36 Voto:
Ho appena letto "Preistoria di una vocazione e di una missione" di p Marcello Bavaro...Un articolo emozionante! Mi sento orgoglioso di appartenere a una famiglia così grande, ad una provincia che ha generato figli speciali. Ma grazie anche a te, Francesco e a tutti i missionari, per aver scritto capitoli bellissimi nella storia della nostra provincia.
Un saluto dalla giovane missione albanese,
f Antonio Imperato

 antonio imperato  IP:79.106.109.234 http://

29/01/2014 07:41:02 Voto:

Il primo francescanesimo ha conosciuto quella che è stata definita un’alternanza tra eremo e città, tra la vita solitaria e la vita nel “mondo”. Senza alcuna frattura, dunque. Almeno agli inizi.
Possiamo parlare infatti di alternanza e non di alternativa. L’una non è preferibile all’altra ed entrambe vivono nella transitorietà e fraternità di ogni giorno.
Una grande intuizione di Francesco che volle scrivere una regola appositamente per coloro che scelgono di vivere negli eremi. “Coloro che vogliono vivere religiosamente nei romitori, siano tre frati o al più quattro. Due di essi facciano da madre e abbiano due figli o almeno uno. I due che fanno da madri, seguano la vita di Marta; gli altri due quella di Maria”.
Anche Francesco evoca le due figure evangeliche di Marta e Maria, ma nelle parole di Francesco Marta è madre e Maria è figlia. Non sorprende questa immagine alla quale Francesco ricorre spesso nei suoi scritti e che lui stesso vive, nella sollecitudine attenta ed amorosa, con i suoi frati. Non casualmente infatti, il breve testo della regola per i romitori si conclude con un invito ad una osservanza attenta e sollecita come solo una madre potrebbe rivolgere ai suoi figli: “I figli potranno recarsi dalle loro madri e, quando piacerà, potranno chiedere ad esse l’elemosina per amore di Dio, così come dei poverelli”.
Francesco si sofferma poco sul ruolo delle madri, limitandosi a chiedere che custodiscano i loro figli. È molto più attento invece nel definire il ruolo dei figli. Potrà sembrare un dettaglio trascurabile, ma non lo è. Forse lo abbiamo sperimentato anche noi. Molto spesso è più facile essere “madri” che “figli”, essere Marta più che Maria. L’essere figlio comporta il riconoscimento della propria dipendenza, della propria insufficienza. Vivere da figlio è vivere povero, è vivere questa povertà.
Persino all’interno dell’eremo si vive questa alternanza tra Marta e Maria. “I figli poi assumano talora l’ufficio delle madri, come volta per volta parrà loro opportuno disporre per alternarsi.”
Francesco seppe vivere pienamente questa sintesi tra preghiera ed azione e dalla preghiera, dal silenzio e dalla solitudine ritornare nuovamente agli uomini, nell’unità del servizio e della lode.

Milvia Bollati
Storica
carmela  IP:93.43.141.158 http://

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