BENEDIZIONE E RIAPERTURA

DELLA CHIESA DEI CAPPUCCINI DI ALESSANO

01.11.19




Dalla omelia di Sua Ecc. il nostro vescovo Vito Angiuli:

Cari fratelli e sorelle, la riapertura di questa Chiesa al culto cade nella solennità di tutti i santi. Nella conferenza stampa è stato dato conto del lavoro compiuto. A me interessa richiamare il significato spirituale di ciò che è stato fatto e di quanto tocca a noi compiere.



Sappiamo che la liturgia si esprime attraverso gesti, segni e parole. Tocca a noi scrutare il loro significato e comprendere la loro bellezza. Attraverso il suo linguaggio simbolico, la liturgia aiuta a comprendere il valore spirituale e antropologico del mistero che celebriamo.



I segni esterni ci invitano a guardare in profondità per vedere lo splendore del mondo dello spirito. Il gesto, apparentemente semplice e, per certi versi, ovvio e scontato, è rappresentato dalle vostre persone.



Prima che io arrivassi, siete rimasti fuori della Chiesa in attesa dell’apertura. Ecco il primo valore: la Chiesa è un popolo in attesa. Vive nel mondo, ma desidera incontrare il Signore.



In attesa della sua manifestazione, la gente si costituisce non come un insieme di individui, ma come una comunità unita dallo stesso desiderio e dalla stessa speranza.



E’ bellissimo, cari fratelli e sorelle, vivere la vita in questa prospettiva. Nel contesto culturale e sociale del nostro tempo che è fatto di dispersione, di frammentazione e di incertezze questo gesto acquista un valore straordinario.



Siamo un popolo che si riunisce, guarda verso la stessa meta, ha gli occhi rivolti verso lo stesso punto, mentre il cuore anela alla stessa realtà.



Questo semplice stare insieme davanti alla porta della Chiesa fatto è già di per sé un evento straordinario.



Il salmista canta: «Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!» (Sal 121,1-2).



Entriamo nella sua casa. «Sollevate, o porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche: entri il re della gloria» (Sal 23,7).



L’apertura della porta della Chiesa simboleggia l’aprirsi della porta del cuore. Intravediamo così ciò che noi desideriamo vedere, ma che sembrava precluso alla nostra vista.



Il gesto dell’attesa e dell’ingresso nella Chiesa, si evolve nel segno: la visione della pala dell’altare. Il popolo di Dio che sta accanto alla porta, in attesa che essa si apra, entra e siede alla mensa del Signore. «Vado a prepararvi un posto» dice Gesù (Gv 14,2).





Il popolo in attesa diventa il popolo riunito nella stessa dimora. Finalmente si è aperta la “porta d’oro”. Quella che si aprirà alla fine del tempo e che immette nella straordinaria bellezza di Dio.



La porta del mistero di Dio si apre e si vede una luce sfolgorante, meravigliosa. Ci accoglie una luce. Entriamo nel regno della bellezza, dello splendore e della gloria di Dio.



La bellissima pala dell’altare rappresenta il paradiso e ci ricorda la storia di questa comunità religiosa. Questo convento, questa Chiesa, questa comunità è per voi carica di significato e di amore perché ha segnato, in qualche modo, la storia personale, sociale e religiosa di Alessano.



Anche don Tonino Bello ha frequentato questa comunità religiosa. Nella sua bellezza artistica, la pala dell’altare testimonia la bellezza della vostra storia e richiama alla memoria la feconda spiritualità francescana.



È un segno rivelativo. Ci parla di eventi, richiama un percorso storico, manifesta una comunione spirituale. Rivelare significa togliere il velo e finalmente avere la possibilità di vedere.



Lo abbiamo ascoltato anche nelle letture di oggi: vedremo Dio «a faccia a faccia» (1Cor 13,12), «così come egli è» (1Gv 3,2). Ora solo in uno specchio.



Lo immaginiamo, lo intuiamo, ma egli rimane nascosto. Nell’eschaton lo vedremo in tutto il suo splendore. Questa pala, in un certo senso, anticipa e ci fa pregustare la visione dell’ineffabile.



Quando abbiamo aperte le porte, abbiamo contemplato, in figura, il paradiso. Guardate questa pala: l’eternità attraversa e si mostra nel tempo.



La pala è divisa in due scene: sotto ci sono i frati, questi bellissimi fiorellini che stanno per indicare la bellezza della Chiesa terrestre. In questo settore, mi sembra che il pittore abbia voluto rappresentare qualcosa della Chiesa di Alessano.



Nella parte superiore, l’artista ha raffigurato Gesù, Maria, gli angeli e i santi. La gloria di Dio che risplende nel volto dei santi.



Vedete quanto è bello il volto di Maria, mentre Cristo mette su di lei la corona e il coro degli angeli e dei santi cantano.



È la raffigurata la scena dell’Apocalisse: attorno all’Agnello ci sono i santi che intonano l’inno di gloria e cantano: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono» (Ap 4,11). Nella pala vi è unità tra l’eternità della gloria e la fugacità della nostra storia.




Ho detto all’inizio che la liturgia parla attraverso i gesti, i segni, le parole. Proprio in questa scansione. Abbiamo bisogno prima di fare una esperienza, poi di assumere il suo valore simbolico e infine ascoltare e accogliere la parola che ci spieghi tutto.



La lettura del brano dell’Apocalisse ci ha detto che in cielo c’è la gloria di Dio. La lettera di Giovanni ci ha ricordato che noi siamo già immersi in questa gloria, non in una maniera piena e totale.



Il Vangelo ci ha proclamati “Beati”. Il Vangelo parla di felicità e beatitudine. Come non ricordare la spiritualità francescana che una via per essere felici e gustare “la perfetta letizia”.



Ammiriamo la bellezza della Chiesa e della pala dell’altare in questa festa di tutti i santi. Celebriamo così la communio sanctorum ossia la comunione con il Santo, la fraternità con i santi e la dolcezza delle cose sante: i sacramenti e la Parola di Dio.



Passiamo dall’assaporare le cose sante, all’unità con le persone sante. Pensate siamo in comunione con don Tonino Bello, con san Francesco e con tutti i santi della tradizione francescana e cappuccina.



Siamo «circondati da un gran numero di testimoni» (Eb 12,1).



Passiamo dalle cose sante, alla comunione con i santi per arrivare, nonostante le nostre mancanze e i nostri peccati, alla comunione con Dio il “tre volte santo”.



In tal modo, questa celebrazione non è solo contemplazione della bellezza di questa Chiesa e di questa pala d’altare, ma diventa partecipazione alla bellezza della santità di Dio.