Cabo Delgado vive in una tale situazione di isolamento che non sembra neanche che faccia parte del Mozambico”, la denuncia del vescovo di Pemba

Di red

13/04/2020


La popolazione della provincia ricca di gas naturale, dove operano le grandi majors dell’industria estrattiva, vive isolata, abbandonata e impaurita. Lo afferma il vescovo di Pemba, Luíz Fernando Lisboa, una delle poche voci che non tace di fronte al terrore che si sta diffondendo nella provincia, di fronte all’incapacità delle Forze di difesa e sicurezza di proteggere la popolazione e al silenzio del governo di Filipe Nyusi. Per questo motivo, Luíz Fernando Lisboa non accetta il “cinismo” delle autorità governative che insistono nel dire che la situazione è sotto controllo. Questa è l’intervista che ha rilasciato all’organizzazione della società civile Centro para democracia e desenvolvimento (CDD) il Venerdì Santo.



Centro per la democrazia e lo sviluppo: Vorremmo avere maggiori dettagli sull’attacco di giovedì alla missione cattolica di Nangololo. Ci sono state vittime? Sono state distrutte infrastrutture? I missionari sono al sicuro?

Luíz Fernando Lisboa: L’attacco non è stato solo a Muambula, dove si trova la Missione Nangololo. Sono sette i villaggi del distretto di Muidumbe che sono stati attaccati negli ultimi quattro giorni (fino a venerdì). Sappiamo che sono entrati nella Missione Nangololo, ma siccome la gente è ancora nella boscaglia, abbiamo poche informazioni. L’unica informazione che è arrivata finora (venerdì) è di un signore cristiano che si nasconde nella boscaglia. È riuscito ad andare fino alla missione, facendo con molta attenzione, e ha visto che le case dei missionari non sono state distrutte. Ma sono entrati in chiesa, hanno bruciato i banchi e tutto quello che c’era dentro. Le fiamme non hanno raggiunto il controsoffitto. Non sappiamo ancora con certezza quali e quanti danni siano stati fatti. Il giorno prima, quando gli aggressori stavano perpetrando i loro attacchi violenti nei villaggi vicino alla missione, i nostri missionari sono scappati usando una scorciatoia che porta fino a Mueda. Avevano intenzione di rimanere a Mueda, ma siccome si respirava una brutta aria tanto che gli abitanti del luogo erano tutti fuggiti nella boscaglia, i missionari hanno deciso di continuare a camminare lungo la strada Mueda-Montepuez: hanno camminato per otto ore fino a Montepuez, dove hanno passato la notte. Il giorno dopo hanno trovato un passaggio fino a Pemba. Per motivi di sicurezza, sono rimasti qui a Pemba.



CDD: Da quando sono iniziati gli attacchi nell’ottobre del 2017, il vescovo di Pemba è una delle poche voci che ha manifestato preoccupazione per la sofferenza delle comunità colpite. I terroristi hanno già preso d’assalto tre città del distretto. Cid scrive la situazione di Cabo Delgado oggi?

LFL: Cabo Delgado si trova oggi in una situazione di isolamento, né sembra che facciamo parte del Mozambico. Ci sentiamo isolati, abbandonati, perché da quando questa situazione è iniziata due anni e mezzo fa, quasi nulla è stato riportato sui giornali, alla radio e alla televisione. Chi la sera guarda il telegiornale ha l’impressione che a Cabo Delgado non stia succedendo nulla. Quando non dicono nulla è come se non fosse successo nulla a Cabo Delgado. Ma la gente che vive qua sta soffrendo molto: una popolazione che era già povera e che ora subisce saccheggi, vede le case incendiate e dorme nella boscaglia. Immaginate anziani e bambini che dormono nella boscaglia, che vivono nella boscaglia.


CDD: Cosa ne pensa della risposta del governo e delle Forza di Difesa e Sicurezza?

LFL: Non giudico nessuno, ma la risposta finora non è stata efficace, tanto è vero che gli attacchi continuano e non c’è mai stata una tregua. Gli aggressori si stanno rafforzando sempre di più, sono sempre più audaci. L’unica cosa che non posso accettare è il cinismo di chi sostiene che tutto è sotto controllo.



CDD: Crede che ci potranno esserci attacchi in altri distretti?

LFL: Tutto è possibile. Così come era impensabile attaccare Mocímboa da Praia, che è un villaggio con un grande contingente di militari, ma l’hanno attaccato e occupato. Hanno attaccato i luoghi dove erano accampati i poliziotti e i militari, hanno preso le armi, hanno preso le auto, hanno preso il cibo. Sono audaci. Tutta la parte settentrionale di Cabo Delgado è una polveriera. La popolazione non è tranquilla e in quasi tutti i quartieri la gente fugge verso luoghi sicuri. Chi non può andarsene via da qua, non ha che una soluzione, vale a dire dormire nella boscaglia.


CDD: Le persone di Cabo Delgado non parlano apertamente degli attacchi di cui sono vittime, per paura?

LFL: Il clima di paura è diffuso. E la paura non è ingiustificata. Tutti sappiamo che alcuni giornalisti che hanno cercato di scrivere sugli attentati sono stati arrestati. Sono rimasti in carcere per tanto tempo senza neanche essere processati. La paura diffusa è dovuta anche alla stessa violenza, molte persone sono state uccise, davvero tanta gente. E poi tantissime persone hanno perso la casa, tutti i loro beni. Le persone sono molto spaventate. La paura regna in tutta la regione.



CDD: Il silenzio del governo rende difficile sapere quante siano veramente le persone morte dall’ottobre del 2017. C’è una stima su quanti possano essere i morti?

LFL: Non so esattamente il numero delle persone morte. Ma stimo che siano morte più di 500. Per molti mesi si è contato solo il numero dei civili uccisi: è difficile che i soldati morti entrino nelle statistiche. Ma molti soldati sono morti. Neanche le vittime dell’altra parte, quelli che sono chiamati ribelli o con altri nomi, rientrano nella statistica. Per questo io credo che siano oltre 500 le persone uccise.


CDD: Conoscendo la realtà di Cabo Delgado, quale sarebbe il modo migliore per risolvere questa situazione?

LFL: A breve termine, non mi azzardo a dire quale sarebbe il modo migliore in questo momento. Ma a medio e lungo termine, la strada da seguire è quella di dare opportunità ai giovani: costruire scuole secondarie e tecnico-professionali. Nella maggior parte dei nostri villaggi, gli adolescenti studiano fino alla settima classe e da quel momento in poi non possono più continuare gli studi. Quindi, investire nell’istruzione, investire nella formazione tecnica, investire nei corsi di formazione professionale, promuovere l’occupazione per i giovani, le piccole imprese, ecc. È necessario investire massicciamente nei giovani, perché se non diamo opportunità ai nostri giovani, essi seguiranno la strada che stanno seguendo ora.



CDD: Come possiamo mobilizzare le persone per prevenire il Covid-19 se la grande preoccupazione è la sicurezza?

LFL: Purtroppo, qui a Cabo Delgado la pandemia di covid-19 rimane sullo sfondo perché la sicurezza è al primo posto. La gente vive ammassata, ci sono molte famiglie che ricevono altre famiglie, altre sono nella boscaglia e condividono utensili e altri beni. È davvero una grande sfida per tutti noi. Stiamo diffondendo messaggi di prevenzione, cerchiamo di far prendere tutte le precauzioni possibili. Ma non è facile farlo con le persone che devono fuggire dagli attacchi armati.


CDD: Il CDD sa che alcune agenzie umanitarie che stavano aiutando le vittime del ciclone Kenneth sono andate via. Quanto è aumentata la vulnerabilità delle persone e il rischio di reclutare giovani che sono totalmente privi di qualsiasi aiuto umanitario?

LFL: Sì, le agenzie umanitarie sono andate via dai distretti e alcune anche da Pemba. È comprensibile perché la maggior parte delle persone sono straniere, hanno famiglia e le agenzie hanno delle responsabilità nei confronti di queste famiglie. Purtroppo è vero che questa situazione aumenta il grado di vulnerabilità delle persone. Gli unici a resistere erano i missionari, ma ho dovuto farli ritirare. Gli insorti hanno cominciato a accampare la questione della religione e hanno bruciato simbolicamente una cappella, poi ne hanno invaso un’altra e l’hanno anche bruciata. La nostra preoccupazione è aumentata a tal punto che abbiamo dovuto richiamare i missionari. Ma molte persone avevano già lasciato i villaggi.



CDD: Non è paradossale che tutto ciò stia avvenendo in una provincia ricca di risorse naturali? Come possiamo fare in modo che i progetti di sfruttamento delle risorse non siano anche un fattore di esclusione dei giovani?

LFL: È molto triste che ciò avvenga in una provincia così ricca di risorse come il gas naturale, le pietre preziose e i rubini, in una provincia che potenzialmente può diventare talmente prospera da aiutare tutte le altre province del paese. Le risorse non devono essere una maledizione per il popolo, come lo sono state fino ad ora. Queste risorse devono essere una benedizione, devono portare benessere alla gente, ma perché ciò avvenga dobbiamo cominciare bene. Tutti i procedimenti legali devono essere rispettati, la popolazione deve essere consultata e ascoltata. La popolazione deve far parte di tutti i processi e non un piccolo gruppo di cinque o sei persone che spesso vengono cooptate, comprate e parlano a nome della popolazione, ma non hanno alcuna procura o legittimità per parlare a nome della popolazione. Spesso la popolazione viene lasciata fuori. Se non si coinvolge la popolazione, se non si da lavoro ai giovani, le risorse diventano una maledizione. Spero che tutte le persone che hanno delle responsabilità, siano esse del governo o della società civile, facciano attenzione che la gente non venga lasciata da parte in tutti i processi.



CDD: Signor vescovo, si sente al sicuro, non è stato mai minacciato?

LFL: Mi sento al sicuro, come tutta la popolazione di Cabo Delgado. In altre parole, la nostra assicurazione è l’insicurezza. Se mi chiedessi se ho paura, ti risponderei di no. Se ho subito minacce, forse di nascosto, forse qualche messaggio, qualche consiglio, ma minaccia diretta, no. C’è stata una campagna diffamatoria, da parte di alcune persone che non vogliono sentire la verità. Ma la Chiesa non smette di parlare, perché abbiamo una responsabilità che ci viene data non da qualche sovrano, ma da Dio. Questa responsabilità che ci impone di stare dalla parte della verità, di dire la verità: abbiamo un impegno per la verità, e Dio è la verità. Così ci sentiamo al sicuro perché Dio è con noi, Dio soffre con noi, Dio viene umiliato con noi, Dio attraversa momenti difficili con noi, e lo abbiamo detto alla gente. E siccome noi crediamo, abbiamo la speranza che, se Dio vuole, ne usciremo.


Fonte: https://cddmoz.org/bispo-de-pemba-em-discurso-directo-cabo-delgado-vive-uma-situacao-de-isolamento-e-nem-parece-que-fazemos-parte-de-mocambique/

Traduzione: Paola Rolletta