IL C.Or.D.A INCONTRA IL COMITATO DEL NOSTRO ORATORIO
21.11.2011

Convocato dal C.Or.D.A (il Coordinamento degli Oratori della Diocesi di Andria) il Comitato Oratorio “San Pio” della nostra parrocchia ha vissuto due ore importanti di riflessione e di ricerca insieme ad Antonella, Rosalinda, Manuela e don Francesco di Corato.

Dopo i saluti e le presentazioni i responsabili del gruppo ci dividono in gruppi e ci consegnano un questionario a cui rispondere con semplicità ad alcune domande.
In particolare quella più significativa è: “Quale idea ho di oratorio?”

Bella domanda!!!
All’interno dei gruppi si accende subito il dibattito e le risposte sono molteplici: per qualcuno l’oratorio è il luogo dove poter intrattenere i ragazzi con i più tradizionali giochi, (l’importante è che non stiano per strada); per qualcun altro è il luogo dove si fa catechesi e si celebra qualche liturgia, (perché oratorio significa luogo dove si prega); per altri ancora … è qualcosa di più complesso.

 In effetti l’oratorio non può ridursi né a sala giochi, né ad aula di catechismo, ma evidentemente è qualcosa di più. Che cosa? Sicuramente un ambiente educativo.  Può sembrare un’espressione riduttiva, ma queste due parole esprimono l’essenza dell’oratorio.
Per ambiente non si intende una stanza,  una cappella,  una sala parrocchiale, un campetto di calcio o un cortile, ma tutto questo messo insieme e ancora di più.  L’oratorio è un’esperienza!

 E l’educatore dell’oratorio è un animatore chiamato a  far vivere ai ragazzi una autentica esperienza di Chiesa, di comunità, a partire dall’ambiente vitale in cui essi vivono. 
Questo ambiente educativo, in parole semplici,  serve a far crescere e a sviluppare un’adeguata maturità umana e cristiana.
Altre riflessioni emergono dal confronto delle risposte: l’Oratorio è comunità che educa all’integrazione tra fede e vita, coinvolgendo responsabilità e capacità educative molteplici: frati e laici, genitori ed educatori, catechisti, animatori, collaboratori. L’Oratorio assume vocazione missionaria divenendo luogo di proposta e dialogo, aprendosi alle domande ed ai bisogni dei giovani e dei ragazzi d’oggi. E’ contemporaneamente luogo di proposta e di risposta, di riflessione, d’esperienza e di crescita, ma anche comunità aperta ed impegnata nel territorio. Per far ciò, nella consapevolezza dell’utilità sociale del proprio compito, l’Oratorio deve relazionarsi con le altre realtà educative presenti sul territorio e dialogare con esse: in particolare con le famiglie, le scuole  frequentate dai ragazzi , i gruppi, l’ANSPI.

L’Oratorio è “laboratorio di evangelizzazione“, “cantiere” nel quale si progettano e si sperimentano iniziative con l’obiettivo di annunciare, testimoniare, celebrare la vita di Cristo.
Ma, nello stesso tempo non si nascondono le difficoltà di un tale progetto: la capacità di coinvolgere educativamente quante più persone è possibile e soprattutto la realizzazione della struttura .
Già, perché il grande sforzo punta a mettere in piedi un oratorio con cappella,  campi da gioco, sale-giochi,  servizi    e……

Ognuno prova, poi, a scrivere sensazioni, pensieri, emozioni, desideri, preghiere …che passano per la testa… che fanno balzare in piedi… che tornano e ritornano… e che si condivide con altri…..

-“Desidero fortemente realizzare l’oratorio per mia figlia, le sue amiche, per me, per mia moglie per la mia famiglia affinché si possa realizzare un disegno di “educazione civica”…..”

-“Io mi emoziono soprattutto quando canto e… vorrei che ognuno di noi mettesse a disposizione il meglio che sa fare per la realizzazione del progetto”.

-“Durante le attività dell’oratorio si ricreano nella mia testa sensazioni di spensieratezza e di serenità che mi mettono di buon umore….”

-“La cosa che più sogno per l’oratorio è portare tutti quei ragazzi che stazionano intorno e non dentro….”

-“Sarebbe meraviglioso se la gente anziché stare in giro in strada si fermasse in oratorio”

-”Il mio pensiero fisso è il futuro dei giovani, ma sono  fiducioso, stimolato perché il loro futuro è il mio presente….”

-“La sensazione principale è il ricordo di quando da bambino frequentavo l’oratorio  con tutti i momenti: le preghiere, i giochi, le attività….”

 

-“Il bello dell’oratorio è, quando torno a casa, ricordare tutto ciò che è successo e cerco di poter correggere quanto ho fatto…..”

-“Vorrei che ogni famiglia comprasse un mattoncino per costruire l’oratorio”

-“Prego che il Signore mandi operai alla vigna….”

-“E’ bellissimo vedere tanti ragazzi giocare con entusiasmo, nel rispetto reciproco, perché loro sono testimonianza di vita e di fede”.

In conclusione : Oratorio  = DONO e IMPEGNO

DONO: quello che abbiamo (alludendo alla realtà del nostro oratorio) va riconosciuto come dono… anche se  è importante avere per noi un luogo dove poter vivere uno stile preciso! L'attenzione che dobbiamo avere è quella non solo di avere un luogo dove stare ma di favorire relazioni autentiche e sincere.  Per le  famiglie il dono è ciò che l'oratorio è per esse stesse e per i l loro figli, un ambiente che vuole avvicinare a Gesù e che vede protagonisti coloro che vi partecipano.

IMPEGNO: questo aspetto è la seconda faccia della stessa medaglia. Sappiamo bene che le cose non si fanno da sole, che la pigrizia e la superficialità non sono buone amiche del lavoro e della condivisione. Questa nuova parola ci richiama la necessità di dover impegnarci in prima persona per promuovere lo stile di Gesù. Non sentiamoci lontani da questo compito, il cristiano è colui che, impegnato, scopre la bellezza del dono di sé agli altri.

Anna Colasuonno