P. Prosperino nei primi anni di vita missionaria col provinciale P. Arcangelo da Barletta

Il libro sul frate
cappuccino
p. Prosperino Gallipoli da Montescaglioso giunge nella sua terra

“Dalla parte degli ultimi.
Padre Prosperino in Mozambico”

è stato presentato a Bari, Matera e Montescaglioso, nei giorni 19 e 20 febbraio.
Due giornate dedicate alla figura e opera del missionario cappuccino in Mozambico.

Bari, Aula magna della facoltà di economia

Venerdì 19 febbraio alle ore 16,00 nell’aula magna della Facoltà di Economia dell’Università di Bari è stato presentato il libro, curato da Enrico Luzzati.

G. Patruno, preside della Facoltà di Economia riceve in omaggio il libro

Dopo i saluti del prof. G. Patruno, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Bari, della prof.ssa Angela Milillo Scicutella, presidente FI.DA.PA. (Federazione Italiana Donne nelle Arti, Professioni e Affari) sez. di Bari, dell’avv. Eufemia Ippolito, vicepresidente nazionale FI.DA.PA. e della prof. Daniela Caterino, presidente dell’A.L.E.C.U.B. (Associazione Laureati in Economia e Commercio dell’Università di Bari)

che a vario titolo hanno ricordato le motivazioni per le quali hanno aderito all’iniziativa di celebrare un uomo che al di là del suo essere un religioso è stato un luminoso esempio di “un uomo italiano che ha promosso la fiamma della cooperazione per la promozione umana”, promuovendo attraverso i valori di sussidiarietà e di solidarietà il rispetto della persona umana con un impegno concreto a sostegno della donna nel mondo del lavoro nei paesi in via di sviluppo e un’azione di sollecito nei confronti delle banche ad avere un’etica economica.
La parola è quindi passata ai numerosi e qualificati relatori.

Anna Maria Gentili, dell’Università di Bologna, durante il suo intervento

La prof. Anna Maria Gentili, dell’Università di Bologna, con commozione ha ricordato il suo incontro con Prosperino divenuto poi suo studente a un corso di studi superiori in sociologia e economia organizzato dal Centro Studi Africani all’università di Maputo dove si formavano i funzionari dello Stato. Un incontro, quello suo e di Luzzati con Prosperino, che è stato l’incontro di persone che affrontavano la conoscenza degli altri esercitando un reale rispetto della persona soprattutto della più povera e analfabeta.

1989 Maputo, Pro col P. Generale visita la Nunziatura Apostolica

Un percorso in cui Prosperino li ha aiutati a crescere. Nelle sue parole appassionate il ritratto di un Prosperino che vuole “operare” per “promuovere”; un Prosperino che crede nelle idealità dell’indipendenza e che, anche quando questa fallisce, continua a credere nelle persone che perseguono quelle idealità; un Prosperino che non si tira indietro e che critica chi abbandona il campo: <<Bisogna esserci, per promuovere, partendo dal più basso, rispettando le persone!>>. 

Allevamento di suini, prima fase di produzione della UGC

E in un mondo di quasi solo donne (gli uomini erano emigrati verso aree più ricche del Sud-Africa) Prospero le rende centrali nella produzione, ma soprattutto insegna loro come rivendicare il diritto alla cittadinanza.
Una fede profonda in quello che faceva e che lo espose anche a minacce di morte quando difese le terre delle cooperative dai “dinosauri” del potere che se ne volevano appropriare. Una fede profonda che i mozambicani hanno sentito se ancora oggi continuano a parlare di lui come di una persona ancora viva. <<Nostro padre ci capiva e ci aiutava>>, questo è quello che i più giovani dicono di lui. <<E allora bisogna cercare di capire - ha detto Anna Maria Gentili - dove il suo pensiero può esserci di aiuto per soccorrere i poveri in un discorso non di “difesa” ma di “investimento” su queste persone>>.

Intervento della prof. Bruna Ingrao

La prof. Bruna Ingrao ha ricordato come il libro sia nato da un’idea di Enrico Luzzati che, docente di economia all’Università di Torino, ogni anno lavorava come volontario in Mozambico con l’organizzazione delle cooperative di Maputo prestando la sua opera nella gestione dei finanziamenti che Prosperino riceveva. Si è quindi soffermata a tracciare una breve ricostruzione storica dell’ambiente sociale, politico e culturale in cui Prosperino ha vissuto, attraverso i vari contributi presenti nel libro che delineano le tre fasi più salienti della sua vita: dal contesto famigliare dei primi anni a Montescaglioso, da cui si allontanò nel 1958, agli anni della Zambézia, 1958-1979, che lo vedono impegnato accanto al popolo mozambicano nella lotta per l’indipendenza, diventando un punto di riferimento per tutti -<<proteggere persone che si trovavano nei guai era una specialità di prosperino!>>- e accanto alla “sua gente” a occuparsi di cooperative, organizzazioni contadine, innovazioni produttive fino al triste momento della sua espulsione dal Mozambico; agli anni vissuti a Maputo dopo  suo ritorno dove riprende il lavoro di organizzazione di cooperative, prima solo agricole e poi anche per l’allevamento di animali, fino alla nascita dell’UGC (Unione Generale Cooperative).


 
 L’allevamento di polli e produzione di uova

Prosperino assegnava alle cooperative molteplici funzioni: dall’assistenza sociale a quella sanitaria, alla formazione sia sul lavoro - il suo motto era <<lavorando ci formiamo e ci liberiamo>> - che quella scolastica attraverso la creazione di asili, scuole elementari, un istituto tecnico-commerciale. La formazione era un aspetto molto importante per Prosperino, é rimasto un suo sogno la creazione di una università. La dott.ssa Ingrao ha infatti sottolineato come  sia basilare la formazione del “capitale umano” per passare da un’economia famigliare a una aperta al mercato e ha concluso che anche se nel libro si mettono in evidenza le difficoltà che possono sorgere all’interno del mondo cooperativo per comportamenti opportunistici, in realtà <<il rischio spaventa chi vive sotto la soglia di povertà perché potrebbe verificarsi il disastro>>.                                                       

P. Francesco Neri, ministro provinciale

L’intervento del p. Francesco Neri, ministro provinciale dei frati minori cappuccini di Puglia, si è focalizzato su due aspetti/concetti emergenti dal libro che accomunano Prosperino al suo Ordine: sul suo essere cittadino del mondo, dopo aver lasciato Montescaglioso, il cui convento cappuccino fu acquistato dopo la soppressione ottocentesca dalla provincia di Puglia, e sul concetto di Famiglia che ricorre più volte nel libro: dalla sua di origine a  quella dei confratelli, alle famiglie religiose degli ebrei e dei musulmani, alla famiglia di Luzzati, concludendo con  una frase che egli  aveva scritto sulla lavagna nel suo studio <<Siamo quello che facciamo>> e Pro ha fatto crescere le persone. La sua non è stata una semplice attività economica ma utile per la crescita dell’uomo: egli creava famiglie dando lavoro.

Fra Francesco Monticchio, definisce P. Pro un vero caterpillar

Fra Francesco Monticchio dopo aver chiarito che il libro non è un’agiografia di Prosperino, e aver anzi sottolineato l’aspetto multi religioso dello stesso, ha tratteggiato il carattere di Pro <<un vero caterpillar che nell’irruenza di difendere le sue idee, nella sua quasi maniacale smania di “fare” era capace di attaccare anche i suoi amici, di accusarli di essere “poeti”, salvo poi ritornare cristianamente su se stesso e riprendere la stima della persona attaccata. Un grande uomo, un grande missionario, un grande frate, un grande sacerdote>> e ha ringraziato Enrico e Nadia Luzzati per aver saputo intuire questa grandezza.


 
  Fra Prosperino all’organo

Ha quindi ripercorso i primi momenti del suo arrivo in Mozambico e del travaglio provato nel rendersi conto che <<l’obelisco di san Pietro non era il centro del mondo>>,  scoprendo che uno stesso Dio aveva parlato a lui e a “loro”: <<Le cose che tu ci dici e che sono scritte nel tuo libro – gli dicevano - a noi Mulungu (Dio) le ha scritte nel cuore!>>. Trovare i punti di interculturalità è la chiave di lettura dell’azione dei missionari perché, in fondo, c’è un’unica realtà. Avvicinarsi alla terra del Mozambico con lo stesso rispetto richiesto a Mosè quando si avvicinava al roveto ardente: questa la grande intuizione dei frati cappuccini in Mozambico che Pro, pur provenendo da un mondo missionario tradizionale, aveva accettato in pieno.

Rispetto per la cultura, la lingua, le tradizioni e, poi, con un pennellino scoprire le tracce di Dio nel cuore delle persone. Pro ha creduto in questa presenza di Dio nel cuore di ogni uomo.
Egli ha sviluppato l’immagine e la somiglianza di Dio nell’uomo con l’annunzio evangelico e con una formidabile spinta a farla crescere in ogni dimensione: umana, religiosa, sociale, politica ed economica.

Fra Francisco Chimoio, arcivescovo di Maputo

Fra Francisco Chimoio, arcivescovo di Maputo, ha ringraziato Dio per quello che Pro era e per quello che ha  fatto; pur tra molte difficoltà ha sempre avuto la forza di portare avanti i suoi ideali con semplicità e con rispetto per le persone. La sua opera ha toccato più settori dove ognuno ha trovato i suoi talenti. Ha infine espresso il suo rammarico per non essere riuscito a convincerlo che la sua iniziativa (U.G.C.), per non finire alla sua morte, avrebbe dovuto trovare un aggancio con i frati e ha invitato a proseguire nella ricerca – non basta un libro!- su questo grande uomo che ha saputo seminare.
Prof. G. Ferri ha portato i saluti del rettore e ha espresso l’orgoglio dell’Università per questa iniziativa con cui si celebra <<un uomo del sud che è andato ad aiutare un altro sud>> e che si inserisce nel messaggio di interculturalità che l’Università sta portando avanti.

Nadia Luzzati

Hanno concluso l’incontro gli interventi di Nadia Luzzati che ha ricordato come gli studi sull’associazionismo contadino portati avanti dal marito siano stati l’occasione per conoscere Prosperino, che non è stato soltanto un uomo generoso e totalmente dedicato al prossimo, ma anche un grande uomo e ha confermato il suo impegno verso quelle popolazioni;

Il prof. Cristoforo Magistro autore del contributo L’altra Africa

Cristoforo Magistro che, autore del contributo L’altra Africa, ha spiegato la sua difficoltà a ricostruire senza documenti il periodo in cui Pro visse a Montescaglioso e la sua convinzione che il suo modo di essere in Africa, la guerra alla miseria, all’ingiustizia e al fatalismo abbia le  sue radici nella realtà lucana degli anni della sua nascita.


  
   Una cugina di Pro


Una cugina di Pro che tra ricordi e aneddoti degli anni dell’infanzia e della giovinezza ha dato il ritratto di un uomo, <<certamente il più buono tra i tanti cugini>>, allegro e gioviale che aveva fatto della frase <<Siamo quello che facciamo>>, il tema della sua vita.

Rosanna Savoia

Maputo 2002, Pro con Walter Veltroni: uniti per accendere la speranza