RICORDANDO PADRE PROSPERINO
di Oronzo Monticchio

Caro fratello maggiore, “Papà Prosperino”!
Ti chiamo così, perché così ti chiamavano tutti i mozambicani: bambini, uomini e donne!
Quando ho avuto la notizia della tua dipartita al Cielo, il mio pensiero automaticamente è arrivato in Mozambico e ho pensato alla grande perdita che quel popolo ha dovuto subire per la tua scomparsa.


Maputo: Prosperino (una delle sue ultime foto), contento in una festa delle cooperative

Caro padre Prosperino, io sapevo della tua esistenza, ma non ti avevo mai incontrato, fino a quando un giorno, negli ormai lontani anni settanta, espulso dal Mozambico te ne tornasti in Italia. Erano anni molto bui e tragici per quel popolo a causa della guerra civile in atto. Mente Padre Francesco, mio fratello, sempre in missione faceva l’esperienza del domicilio coatto, tu facevi il pellegrino-rifugiato in l’Italia.

 

Un giorno ti presentasti in casa mia: ti accogliemmo con grande gioia e ascoltammo le notizie non buone che ci portavi sia di mio fratello che di tutto il gruppo dei missionari che viveva lì. Ricordo che per alcuni giorni fosti nostro ospite gradito, anche perché ci parlavi della situazione generale in cui viveva quel popolo e quindi tutti i missionari.

Ricordo ancora che qualche anno dopo, quando tu ormai  eri stato riammesso in Mozambico per decisione del suo presidente, ricevetti in casa mia Padre Francisco Chimoio, ora Arcivescovo di Maputo, che usciva da un esperienza diversa e terribile: era stato rapito e  condannato a morte dai guerriglieri, perché, essendo loro connazionale, lo consideravano un traditore.

Dopo essere stato tenuto legato ad un albero per cinque giorni consecutivi, ridotto ormai a un martire, anche a causa delle botte che quotidianamente aveva preso, per grazia di Dio fu rilasciato. Aveva appena un alito di vita, totalmente distrutto nel pensiero e nell’animo. Anche lui se ne venne in Italia con la speranza di ricostruirsi sia fisicamente che moralmente. Fu in quell’occasione che lo ebbi ospite gradito in casa mia per un periodo più lungo.

Quelimane, 1979: P. Prosperino col gruppo dei missionari cappuccini di Puglia in Mozambico

Caro Padre Prosperino, gli anni passavano, ma la situazione peggiorava sempre di più. Ricordo che nel 1982 tornò in Italia mio fratello Francesco e una notte in casa mia, mentre tutti dormivano, io e lui seduti in una stanza, soli, cercammo di parlare della terribile situazione mozambicana. Ma lui era affranto al punto da non riuscire neppure a parlarmi.

Fu  allora che ci venne l’idea di mobilitare il nostro popolo di Campi, per quanto ci era possibile, per raccogliere aiuti di ogni genere e spedirli con la speranza che quel popolo potesse sopravvivere. Andammo avanti così per oltre dieci anni. E non solo il mio paese ma tutta in la Puglia ci fu una gara di solidarietà e di emulazione reciproca nella raccolta di fondi per aiutare un popolo che amavamo senza conoscerlo.
E ci fu di più: furono raccolte centinaia di migliaia di firme per chiedere al governo italiano un’energica azione politica a favore della pace in Mozambico.
Ormai la lotta era agli estremi quando io decisi di venire a trovarvi.

La prima laica in missione, l’americana Kathy Miller

Ricordo che il 22 luglio 1992  mi aggregai a un gruppo di missionari laici (proprio come tu mi dicesti che aveva fatto la prima laica in missione, l’americana Kathy Miller, venuta in Mozambico 20 anni prima) insieme a Padre Benito De Caro e dopo due giorni di viaggio, tra coincidenze e volo, arrivammo in Mozambico e finalmente potei riabbracciarti insieme agli altri.


         Maputo 25 novembre 2003,  Pro con Celina Cossa e il ministro dell'agricoltura  

Quello stesso giorno ci proponesti di venire con te in giro per il territorio di Maputo, segnato dappertutto dalle tue opere. Le opere dell’ormai leggendario Padre Prosperino!

Maputo: Prosperino dirige un seminario sol cooperativismo

Leggendario sì, perché dal 1958 al 1992 erano milioni le persone che sfamavi sia dalla fame di pane che dalla fame di Dio. Eri ormai punto di riferimento nazionale sia per il governo che per il popolo.

Pro presenta un piano di sviluppo alla dirigenza del Banco Popolare dello Sviluppo, per ottenere finanziamenti 

La tua proposta non fu accettata dal gruppo stanco del lungo viaggio, perché, dicevano che ci sarebbero state altre occasioni per farlo. Ma io non seppi resistere all’invito e lo accettai al volo, anche se con qualche disapprovazione da parte del gruppo.

Ma l’idea di stare un po’ di tempo solo con te e poter gustare meglio la cosa, le tue realizzazioni guardate attraverso i tuoi racconti, era troppo bella!

 


       Pro al tavolo di lavoro.   Un suo motto:  siamo ciò che facciamo, nei giorni in cui  operiamo viviamo veramente

E fu così che potei rendermi conto in parte delle capacità di cui eri dotato e che senza risparmio alcuno profondevi, al punto che a soli 72 anni avevi esaurito tutta la tua fortissima salute per amore di Dio e per amore dei fratelli.

Maputo: Prosperino con i bambini della scuola “Martiri di Inhassunge, costruita da lui

Io debbo confessare che oggi sono proprio contento di aver preso allora quella decisione, altrimenti per me non ci sarebbe stato più modo d’incontrarti, a causa dei tuoi impegni di lavoro.

Prosperino con i tecnici nei campi ad analizzare le nuove culture agricole

Mi dicevi degli attacchi dei guerriglieri, dei rifugiati, dei senza tetto, dei bambini di strada, della sofferenza e della paura di un popolo in guerra civile…
Mi ricordai di tutte queste cose quando visitai le missioni di Luabo, Mopeia e Morrumbala.

E mi senti tremare l’anima a Nangololo, quando una notte, stando da mio fratello Francesco, ci fu una violenta sparatoria nel villaggio di Mwambula, a 500 metri dalla casa dei missionari. Durante quell’ora infinita, tanto durò lo scontro, vidi gli occhi sbarrati dei cinque ragazzi che erano venuti a rifugiarsi nella casa dei missionari, in cerca di un posto sicuro. Mentre aspettavamo che qualcuno venisse a rapirci, io pensai e pregai per mia moglie e i miei figli lontani!

Mi incoraggiavo perché tu mi avevi introdotto in quel mondo fatto di paure così forti che tu mi avevi raccontato e che tu consolavi col tuo operare.

Oggi ringrazio il Signore perché ho avuto questa unica possibilità, che ha segnato la mia vita, cioè quella di vivere con voi e per voi l’esperienza missionaria che per me è stata una esperienza di vita.

Ciao, Padre Prosperino!